giovedì 14 febbraio 2013

Dario Antonetti, opera per palati sopraffini

artista emergente dario antonetti

Dodici brani per dodici titoli interessanti: “Immacolata concezione” che a prima lettura può rimandare ad una figura abbastanza religiosa ma senza dubbio è qualcosa di totalmente diverso, “ultrapressione prima, seconda e terza” pezzi strumentali tra i brani interpretati dalla voce di “Dario Antonetti” e la musica di “La Svolta Psichedelica” nei quali esprimono un’ultra-pressione (che forse vuol essere il contrario di “de”) sprigionata con suoni, vibrazioni ma soprattutto vere  emozioni musicali. Ai titoli interessanti aggiungeteci ciò che è il fulcro di questa sua terza opera: un' inaspettata quanto riuscita componente prog italica. Atmosfere psichedeliche alla Barret da un lato, parti strumentali che rubano gran porzione del pezzo al cantato, suoni di voci distorte, acuti elevatissimi e, ciliegina sulla torta,una dolce “erre moscia” che rende il tutto ancora più particolare e frizzante. “Il rigore esistenziale” è un’opera musicale oserei dire da intenditori.


Ciò che viene espresso in questo album è un qualcosa a mio avviso di strettamente personale: sembrerebbe una sorta di diario dei pensieri segreti letto pagina per pagina ma soprattutto qualcosa che musicalmente parlando è una coraggiosa scelta presa in un momento storico in cui la quantità di album venduti non coincide più con la qualità del disco e delle sensazioni espresse. Ecco perché solo un intenditore o chi evita la musica stra-pubblicizzata e/o di bassa qualità potrebbe coglierne appieno la bellezza di questo album; un lavoro  sicuramente non adatto ad orecchie poco esigenti. In quanto ai testi qualcuno potrebbe dire “non comprendo il senso delle tue parole” (luna di venere) ma, tralasciando la pessima battuta, i temi trattati seguono una sorta di percorso alquanto complesso ma ben congeniato: si parte dall’indefinito, dallo spazio, dall’universo, dai satelliti per giungere a qualcosa di ancor più indefinito come il paranormale citato in Rigore Esistenziale, senza però dimenticarsi di un tema onnipresente nella musica italiana ossia l’amore visto questa volta da sfaccettature molto più originali (tartarughe eccetera). Ciò che risalta alle orecchie e all’occhio è un forte sarcasmo che Antonetti riesce ad esprimere con grande perizia, parlandoci di argomenti di cui difficilmente si potrebbe fare ironia. L’esempio tangibile è proprio la copertina dell’album. Macro

artista lecce dario antonetti





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